A quale età avviare un bambino all’acquisizione
della seconda lingua?

È
vero, evidenze scientifiche lo illustrano: i
bambini fanno meno fatica ad acquisire una seconda lingua
, rispetto gli adulti. Comprendiamone insieme
i motivi.

Entro
i 5 anni di vita un bambino completa
l’inventario fonetico e fonologico dei suoni e, più tardivamente, entro i 7-8 anni di età completa del tutto l’acquisizione
della lingua attraverso l’apprendimento delle regole morfosintattiche. Un’educazione plurilingue che avvenga prima dell’acquisizione
definitiva della lingua madre comporta grandi
benefici per il bambino
.

Quando
il bambino acquisisce la seconda lingua mentre è ancora in atto il
consolidamento della lingua madre le aree cerebrali che sottendono l’apprendimento
del linguaggio, di entrambe le lingue, sono le medesime. Sembra ovvio, ma in
realtà non lo è perché una volta
consolidata la lingua madre potremmo dire che il periodo critico per
l’acquisizione del linguaggio è terminato
. Ciò comporta che l’apprendimento
di una nuova lingua non avrà più sede solo nelle aree deputate al linguaggio,
ma altrove, nelle aree deputate alla memoria esplicita per esempio. Ciò
comporta che la seconda lingua verrà appresa su modello della prima, di
conseguenza non avrà “identità” propria e l’apprendimento di quest’ultima sarà
cognitivamente più dispendioso oltre che difficilmente associato ad una piena
competenza. Le abilità fonologiche
(pronuncia e intonazione) e le abilità grammaticali
potranno subire importanti limitazioni.

Quando
l’acquisizione di una lingua è sottesa dalle aree linguistiche, e ciò accade
prevalentemente prima dei 5/6 anni, ad essere coinvolta è per lo più la memoria implicita, una delle forme di memoria più importante. Il coinvolgimento
delle aree che sottendono la memoria implicita faranno sì che, una volta acquisita
la lingua, la costruzione di una frase avverrà in modo quasi spontaneo e
intuitivo. Questo fenomeno lo si può osservare tutte le volte che si costruisce
una frase in lingua madre con verbi complessi e composti di cui si potrebbe anche
ignorare modo e tempo, ma al contempo “qualcosa” ci fa dire che la frase è
corretta oppure che, al contrario si ha la sensazione che la frase “non va” perché
“suona male”… in questi casi c’è dunque qualcosa di profondo, quasi
inconsapevole, che ci guida nella costruzione di un’espressione verbale. Questo
beneficio lo si ha solo quando l’acquisizione della seconda lingua avviene contemporaneamente all’acquisizione della lingua madre.

Tuttavia
quanto detto sopra non esclude che dopo il periodo critico o da adulti non si
possano ottenere buoni risultati dallo studio di una lingua: raggiungere buoni livelli sarà sempre possibile,
ma solo con grande motivazione, impegno e pratica quotidiana.

I
benefici dal punto di vista cognitivo prevedono anche che gli individui
esposti a più lingue avranno un’attenzione
selettiva più efficiente
. Questa maggiore abilità di controllo e di
inibizione sembra aver origine dall’esercizio continuo che questi individui
fanno per controllare ed applicare entrambe le lingue conosciute, a seconda del
contesto di utilizzo.

Studi
evidenziano come il bilinguismo sia
un fattore protettivo contro il declino cognitivo. L’acquisizione/apprendimento
di una seconda lingua andrebbe a costituire una scorta di neuroni, detta anche riserva cognitiva, che andrebbe poi a
compensare la naturale morte neuronale.

Molteplici
sono anche i vantaggi da un punto di
vista sociale. A tal proposito si può
affermare che un bambino bilingue sarà maggiormente facilitato ad entrare in
contatto con culture diverse, dimostrerà
di conseguenza verso esse maggiore tolleranza e sarà altrettanto possibile che
avrà maggiori possibilità di inserimento nel mondo lavorativo.

In
conclusione possiamo affermare che:

– – Non
è mai troppo presto
per avvicinare i bambini ad una seconda
o terza lingua.

– – Nei
primi anni di vita
il cervello ha massima ricettività nei confronti del linguaggio.

– – L’immersione in una o
più lingue dovrebbe avvenire durante l’asilo nido o la scuola dell’infanzia.

– – Il
livello di competenza
che si raggiunge in una lingua è
fortemente correlato con l’età di
acquisizione
.

In
ultimo si ricorda che non ci sono ragioni scientifiche per cui un bambino con disordini del linguaggio debba essere
esonerato dallo studio della seconda lingua. Si può solo aggiungere che le
tappe di sviluppo della seconda lingua potrebbero essere più lente.

Fondamentale
è lo stato emotivo con cui il
bambino si avvicina alla seconda lingua. L’utilizzo del gioco e della musica si
connotano come elementi fondamentali per creare nel bambino le condizioni migliori
per un’ottimale acquisizione della lingua.

Per ulteriori
approfondimenti e bibliografia completa si veda:


C. Crescentini, A. Marini, F. Fabbro
(2012) “Competenza e disturbi di linguaggio nel plurilinguismo”, in EL.LE vol.
1-num. 3 pp. 531-547.

U. Bortolini (1995) Test PFLI. Prove per la
valutazione del linguaggio infantile